Inserito da: jonah nella balena | Maggio 4, 2008

Rebecca: una donna che parteggia (terza parte)

La beffa di Rebecca e Giacobbe: Gen 27

Isacco è divenuto cieco ed avverte la morte ormai vicina; desidera perciò benedire il figlio maggiore per comunicargli in tal modo la propria forza vitale. Il testo rispecchia un’antica concezione della benedizione, secondo la quale soltanto un figlio poteva essere benedetto; inoltre l’energia vitale consegnata attraverso la benedizione non poteva essere ripresa o mutata, perciò questo atto avveniva in prossimità della morte del benedicente.

Il vecchio patriarca chiede al figlio Esaù di andare a caccia per procurarsi della selvaggina e cucinarla per lui; poi lo benedirà (Gen 27,1-4). «Ora Rebecca ascoltava, mentre Isacco parlava al figlio Esaù» (Gen 27,5). Rebecca organizza la frode che consentirà a Giacobbe di carpire la benedizione e i diritti del fratello maggiore.

Rebecca, dopo aver ascoltato le parole di Isacco, le ripete quasi testualmente a Giacobbe, e gli intima: «Ora, figlio mio, obbedisci al mio ordine: va’ subito al gregge e prendimi di là due bei capretti, io ne farò un piatto per tuo padre, secondo il suo gusto. Così tu lo porterai a tuo padre che ne mangerà, perché ti benedica prima della sua morte» (Gen 27,8-10).

Una serie di piccoli particolari tratteggiano il profilo della matriarca, facendone un capolavoro: sta in agguato, ascolta di nascosto la conversazione tra Isacco ed Esaù, consiglia Giacobbe, cucina il pasto per il marito del quale conosce i gusti, riveste il figlio prediletto dei panni del maggiore e trucca con il vello dei capretti le sue braccia e il suo collo per renderli pelosi come quelli di Esaù (Gen 27,14-17). Ha pianificato ogni cosa ed è persino disposta a far ricadere su di sé la maledizione che avrebbe colpito inevitabilmente Giacobbe se la frode fosse stata scoperta (Gen 17,13).

L’inganno ha buon esito. Giacobbe carpisce la benedizione a Isacco e diviene padre d’Israele e signore dei popoli (Gen 27,28-29).

La scena finale vede ancora Rebecca vigile e accorta: Giacobbe rischia la vendetta del fratello, perciò la madre gli procura un rifugio presso lo zio Labano, finché l’ira del fratello non si sarà placata e si adopererà perché Giacobbe sposi una donna del suo clan: Poi Rebecca disse a Isacco: «Ho disgusto della mia vita a causa di queste donne hittite: se Giacobbe prende moglie tra le hittite come queste, tra le figlie del paese, a che mi giova la vita?» Allora Isacco chiamò Giacobbe, lo benedisse e gli diede questo comando: «Tu non devi prender moglie tra le figlie di Canaan» (Gen 27,46-28,1).

Dalle pagine della Genesi Rebecca esce come un’eroina, la sua figura è legata alla beffa messa in atto ai danni del marito con la sua arguzia. In ciò essa è stata strumento della provvidenza di Dio che sceglie liberamente chi lo debba rappresentare svincolandosi da leggi umane (la benedizione mancata del primogenito e la scelta del secondo). Da questa donna è nato il popolo di Dio, il popolo eletto. Ci si potrebbe scandalizzare pensando che il progetto di Dio passa attraverso l’inganno e la frode; ma è altrettanto doveroso notare che il paradosso è, nella grande storia della salvezza, una chiave interpretativa che ci porta fino al Messia in croce del Nuovo Testamento, il paradosso per eccellenza.


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