Inserito da: jonah nella balena | Aprile 22, 2008

Sara: una donna credente (terza parte)

Il riso di Sara e il riso di Dio

Quando Dio stipulò la sua alleanza con Abramo (Gen 17) e gli ripeté la promessa di diventare «padre di una moltitudine di popoli» (Gen 17,4), confermò tutto con il cambio del nome sia del patriarca (da Abram ad Abraham) che della moglie (da Sarai a Sara), donandole la benedizione-fecondità: «proprio da lei ti darò un figlio». La reazione di Abramo a queste parole fu duplice e contraddittoria: da un lato si prostrò con la faccia a terra, dall’altro «rise».

Per il narratore questi due atteggiamenti erano connessi a un pensiero di Abramo: «Ad uno di cento anni può nascere un figlio? E Sara all’età di novanta anni potrà partorire?» che lo portano ad un pessimismo tale da proporre a Dio Ismaele: «Se almeno Ismaele potesse vivere davanti a te!». Ma Dio è di tutt’altro avviso: Sara, tua moglie partorirà un figlio che chiamerai Isacco (Dio ride). Al riso amaro di Abramo carico di incredulità, Dio oppone il riso della gioia di un figlio!

Al riso incredulo di Abramo corrisponde quello incredulo di Sara registrato nel capitolo 18 della Genesi. Durante la visita dei tre messaggeri divini, Sara sta ad origliare all’ingresso della tenda e alla parola detta ad Abramo «tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio» (Gen 18,10), ella «rise dentro di sé e disse: “Avvizzita come sono dovrei provare il piacere, mentre il mio signore è vecchio!”» (Gen 18,12). Sara non contraddice in cuor suo la Parola di Dio, ma quel riso – conosciuto solo da Dio e dal narratore – mostra tutto il suo stupore e la sua incapacità a fidarsi della onnipotenza di Dio. Il narratore motiva questo riso con un’annotazione psicologica: aveva paura, ma ciò che resta incontestabile è che si sia riso della parola di Dio.

A questo riso incredulo e scettico si oppone il riso efficace e creatore di Dio. Infatti, proprio perché «nulla è impossibile a Dio», il figlio dell’impossibile nasce. È quanto narra la Genesi al capitolo 21: «Il Signore visitò Sara, come aveva detto, e fece a Sara come aveva promesso. Sara concepì e partorì ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel tempo che Dio aveva fissato. Abramo chiamò Isacco il figlio che gli era nato, che Sara gli aveva partorito». Il nome Isacco proviene dalla radice ebraica «ridere» (shq) ed è, secondo l’etimologia popolare, spiegato da Sara stessa nel versetto 6: «Motivo di lieto riso mi ha dato Dio: chiunque lo saprà sorriderà di me!». Sara è la principessa che canta, è la prima tra le donne della Bibbia che innalza la lode a Dio. La presenza nel testo di versetti in forma poetica sottolineano la solennità del momento. Spesso infatti nei momenti salienti della storia della salvezza i protagonisti si lasciano andare al canto poetico. Le paure, i dubbi di questa coppia patriarcale si sciolgono lasciando il posto al canto di Sara.

Il lettore virtuale del racconto è un membro del popolo di Israele e questo racconto gli comunica qualche cosa circa la sua origine: l’inizio della sua e della nostra storia coincide con una «risata» segreta, provocata e poi scoperta da Dio stesso, ma particolarmente con un Dio che «fa ridere» Sara, manifestando così qualcosa del suo Mistero (Dell’Orto).


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