La Passione secondo Giovanni: esaltazione del Figlio.
La proclamazione della Passione secondo il quarto vangelo è il centro della liturgia della parola del Venerdì Santo. Il testo evangelico, di rara intensità drammatica, fornisce accurate indicazioni per entrare nell’«ora» di Gesù. Egli infatti, «sapendo che era venuta l’ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi, li amò sino alla fine (Gv 13,1).
La pericope evangelica si suddivide in tre movimenti:
- l’arresto di Gesù e l’interrogatorio presso Anna (Gv 18,1-27);
- il processo davanti a Pilato (18,28-19,16a);
- la crocifissione, morte e sepoltura (19,16b-42).
La trama segue quella dei vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca), anche se Giovanni omette una serie di particolari in essi presenti e ne introduce altri che esprimono la sua prospettiva teologica: l’evangelista dà importanza all’atteggiamento regale di Gesù al momento della cattura, all’interrogatorio del sommo sacerdote, con il quale si intrecciano i tre rinnegamenti di Pietro, e conferisce ampio sviluppo al processo davanti a Pilato. Anche la scena della crocifissione in Giovanni ha dei tratti originalissimi: lo screzio dei sacerdoti contro Pilato per la dicitura dell’iscrizione da lui apposta sulla croce (19,19-22); la presenza di Maria, madre di Gesù, e del discepolo prediletto ai piedi della croce (19,25-27); il colpo di lancia che fa scaturire sangue e acqua dal costato (19,31-37); Nicodemo che compare, con oli profumati, a fianco di Giuseppe d’Arimatea (19,39).
Il Gesù di Giovanni è all’insegna della regalità, dell’«esaltazione-elevazione». Egli sale sulla croce come un sovrano, per esercitare un potere di vita e di salvezza. Il tema della regalità è centrale nel processo davanti a Pilato, segnando la distanza tra la sovranità-regalità di Gesù e il potere del funzionario romano, simbolo di ogni potere. Già nel giardino dell’arresto, Gesù, pienamente consapevole di quanto accade e padrone della situazione, si presenta alle guardie che lo cercano per arrestarlo con un: «Io sono!», che riprende la rivelazione del Nome di Dio a Mosè sul Sinai (Es 3,14). È in Gesù che Dio si fa presente. La Passione viene così posta sotto il segno della regalità di Dio, manifestazione della regalità dell’amore che si dono sino al culmine, vittorioso su ogni situazione ostile.